Patologie trattate

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Emorroidi

Le emorroidi sono delle formazioni vascolari, presenti sin dalla nascita, che contengono sangue misto arterioso e venoso e che fanno parte della normale anatomia del canale anale superiore e del retto distale. Sono in numero di tre, localizzate in punti ben precisi del canale anale e hanno il compito di perfezionare la continenza pur non essendo essenziali nei meccanismi propri della continenza stessa. Per molteplici ragioni le emorroidi possono andare incontro ad un deterioramento della propria morfologia e struttura.

Tra queste ricordiamo la costante emissione di feci solide e i conseguenti sforzi prolungati durante le evacuazioni, le diarree croniche e l'abuso di lassativi la gravidanza e il parto, nonchè la genetica. Ma è con il semplice avanzare dell'età che i tessuti vascolari emorroidari possono andare incontro alla riduzione della normale elasticità ed evolvere verso un danno anatomico.

Le emorroidi (o per meglio dire la malattia emorroidaria) sono il disturbo più frequente del retto e dell'ano. Purtroppo i sintomi caratteristici di questa patologia sono comuni a moltissime altre malattie anorettali quali dermatiti, ragadi, cisti, fistole, tumori e malattie sessualmente trasmesse. Il medico di base non può a prima vista ricondurre alle emorroidi la comparsa di determinati sintomi. Solo una visita specialistica coloproctologica abbinata ad un’anoscopia potrà stabilire con certezza la presenza di una semplice malattia emorroidaria, escludendo malattie a volte ben più gravi.

La classificazione in gradi più usata per la valutazione della gravità della malattia emorroidaria è quella di Goligher:

  • I grado: sanguinano ma non prolassano;
  • II grado: prolassano durante lo sforzo defecatorio ma rientrano spontaneamente;
  • III grado: il prolasso emorroidario deve essere riposizionato manualmente nell'ano;
  • IV grado: il prolasso emorroidario è permanentemente esterno e non può essere riposizionato manualmente all'interno del canale anale.
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Sintomatologia

Tra i sintomi più comuni della malattia emorroidaria vi sono

  • sanguinamento
  • prurito
  • prolasso
  • dolore e bruciore
  • gonfiore anale
  • perdite di muco

Il sanguinamento, presente in circa l'80% dei casi, è senza dubbio il disturbo più frequente. Generalmente compare in una forma lieve che richiama l'attenzione del malato per la presenza di striature rosse nelle feci o per la fuoriuscita di qualche goccia di sangue rosso vivo durante o subito dopo la defecazione.

Il prurito e la sensazione di fastidio e bruciore nella zona anale sono altri sintomi molto comuni. Non si tratta generalmente di un dolore molto intenso ma di un senso di pesantezza a livello anorettale, una sorta di disagio fastidioso con cui molto spesso il paziente convive in silenzio.

Negli stadi avanzati il problema assume connotazioni più gravi, trasformandosi in un disturbo particolarmente invalidante che interferisce anche con le normali attività quotidiane come il camminare o l'andare in bicicletta.

Il dolore insorge ogni qualvolta che le emorroidi si infiammano a causa di traumi o infezioni microbiche ed ogni qualvolta si forma al loro interno un coagulo di sangue (trombosi).

Si parla di prolasso emorroidario quando è presente una fuoriuscita delle emorroidi dal canale anale, ad esempio sotto sforzo (colpo di tosse), durante la defecazione o permanentemente nei casi più avanzati.

Terapia medica

Per i gradi più lievi di malattia semplici accorgimenti igienico-dietetici possono far rapidamente regredire i sintomi senza alcuna necessità di trattamenti invasivi. Esistono poi terapie con farmaci specifici sia di impiego topico che per via sistemica, che hanno lo scopo di ridurre la flogosi e migliorarne i sintomi. Per i primi gradi di malattia con sintomi saltuari le metodiche ambulatoriali, in particolare il bendaggio elastico, possono far evitare al paziente, almeno per un certo periodo, l’intervento chirurgico.

Terapia chirurgica

Gli interventi che si possono eseguire per trattare la patologia emorroidaria vengono suddivisi in due gruppi:

Interventi conservativi nei quali le emorroidi non vengono rimosse.

Interventi di escissione che prevedono la rimozione dei gavoccioli emorroidar

Dearterializzazione ed emorroidopessia.

 

Fanno parte degli interventi conservativi

Dearterializzazione.

Questo intervento prevede la legatura dei vasi arteriosi che irrorano il tessuto emorroidario riducendo l’iperaflusso.

Emorroidopessia.

Prevede la correzione del prolasso emorroidario riposizionando il gavocciolo nella sua sede naturale.

Alcune tecniche prevedono a contemporanea realizzazione delle due procedure con dispositivi dedicati quali:

  • THD ( Transanal Hemorrhoidal Dearterialization)
  • HPS ( Hemorpes System)
  • HAL - RAR Trilogy (Haemorrhoidal Artery Ligation - Recto Anal Repair)

Emorroidectomia

La tecnica di emorroidectomia più tradizionale e che attualmente è ancora la più usata è stata messa a punto molti anni fa da Milligan e Morgan e si è andata perfezionando con l’uso di nuove sorgenti di energia (bisturi ad ultrasuoni, radiofrequenza) che permettono di raggiungere ottimi risultati che si mantengono nel tempo riducendo al minimo i temuti disturbi postoperatori (dolore, emorragia, stenosi). Negli ultimi anni è stata messa a punto una nuova metodica, l’emorroidopessia con stapler, nel tentativo di ridurre i disturbi postoperatori e di sveltire il periodo di convalescenza.

La tecnica permette il riposizionamento delle emorroidi nel canale anale con la rimozione di un cercine di tessuto intrarettale. Molte controversie sono nate riguardo alle possibili sequele permanenti dell’intervento e soprattutto alla dimostrata maggior percentuale di recidiva della malattia a distanza di qualche anno dall’esecuzione dell’intervento. La metodica di dearterializzazione emorroidaria transanale doppler-guidata detta THD, presentata molto recentemente, sembra rappresentare un metodo chirurgico miniinvasivo molto efficace. Essa consiste nella legatura selettiva dei rami dell’arteria emorroidaria superiore, causa dell’iperafflusso arterioso e quindi della congestione e del sanguinamento dei cuscinetti emorroidari, che vengono rilevati con il doppler e legati in alto nel canale anale.

Se è presente prolasso muco-emorroidario, come normalmente si riscontra nel III e IV grado della malattia emorroidaria, utilizzando gli stessi punti della dearterializzazione si procede alla plicatura del prolasso che viene riposizionato nel canale anale.

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Attività diagnostica

La diagnosi è essenzialmente anamnestica e clinica e deve essere integrata con una ano-rettoscopia. In casi particolari sarà necessaria anche una colonscopia con lo scopo di escludere altre patologie.

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